Rugby in carcere per ricominciare una nuova vita

Rugby in carcereDa qualche anno si stanno moltiplicando le squadre di rugby nate tra le mura degli istituti di pena italiani.

La prima meta per ricominciare una nuova vita da uomini liberi è un progetto ambizioso che insegna le regole del rugby a ragazzi di diverse nazionalità con pene dai quatto anni all’ergastolo.
Un “programma di evasione” per comunicare e costruire un rapporto fatto di valori forti. In questo il rugby è perfetto come disciplina sportiva formativa che insegna alla socialità intesa come gruppo.

Il contatto fisico non un’azione violenta o pericolosa, bensì una lezione che permette ai più aggressivi di dominare l’esuberanza e ai più deboli di valicare l’insicurezza.
Il rugby insegna i valori fondamentali delle regole della vita: aiutare il prossimo (il compagno al tuo fianco), responsabilità (autodeterminarsi all’interno del gruppo). Un’esempio di disciplina sportiva leale in uno sport fatto di duri contatti senza atteggiamenti da prime donne, senza compiere ad atti di vigliaccheria o imbrogli per arrivare. Sempre disposti ad essere degli uomini da prendere come esempio.

Fino all’imperdibile rito del terzo tempo finale, dove l’avversario diventa un amico per una conviviale mangiata, arbitri compresi.

Perchè questo si realizzasse sono intervenuti vecchi e giovani professionisti del rugby italiano, un contributo importante che non si limita ad un semplice allenamento, ma ad una vera e propria preparazione per ricominciare una nuova vita.

Le squadre sono composte da 40 giocatori. L’allenamento è una volta alla settimana. La partita è un evento che difficilmente riesce a concretizzarsi, ma visto il successo dell’inziativa Rugby in carcere, diventerà più facile riuscire ad aggiungere nei campionati nazionali e provinciali anche le squadre di detenuti.

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